domenica 5 agosto 2012

la truffa Gforex-Gtl trading dmcc

 

26 milioni per 400 italiani

L' ipotesi di truffa della Gtl e il fallimento di GForex a Milano La denuncia alla Procura L' ex socio di Riaz, di Fonzo, avrebbe presentato una denuncia alla Procura di Milano


MILANO - Digitando sul motore di ricerca Google «Mahmood Riaz Haji Barkat Ali» si scopre poco o nulla su chi sia: di origini pachistane, attivo nei servizi finanziari, a una lettura affrettata Riaz potrebbe apparire addirittura come una sorta di filantropo. Per le fonti dell' era moderna, come LinkedIn, pochi mesi fa ha fondato la FarmAll Technology che punta all' agricoltura biologica per combattere, meglio sarebbe dire speculare, sulla scarsità di cibo. Sul social network Riaz gode anche di 8 «raccomandazioni». Non tante, è vero, ma comunque più degli avvisi di stare alla larga, rimasti a quota zero. Solo frugando con maggiore tenacia emerge qualche indizio sospetto: la sua Gtl Trading con sede a Dubai nella Galleria Hyatt regency, come richiede la rappresentanza del miglior truffatore non ha l' autorizzazione a fare il broker negli Usa. E una mano anonima su uno sperduto blog lo ha battezzato il «Madoff arabo». Insomma, se anche oggi un risparmiatore dovesse usare il web per cercare notizie sulla credibilità di Riaz potrebbe anche trarne le conclusioni sbagliate affidando i propri risparmi a un uomo che, nella migliore delle ipotesi, è il protagonista di un crac da 26 milioni di euro, tutti appartenenti a 400 creditori italiani. La vicenda scoperta dal Corriere è complessa e non è facile seguire il tragitto di questi soldi partiti dall' Italia attraverso la società di Claudio di Fonzo, - la Gforex, nel frattempo in liquidazione - transitati in Svizzera, passati a Dubai nella Gtl Trading e scomparsi in un bunker inaccessibile delle Virgin Islands. Di certo c' è solo che non sono tornati indietro e che difficilmente lo faranno in futuro. L' incubo inizia una sera dello scorso maggio con un' e-mail di di Fonzo ai clienti della GForex per metterli al corrente «dell' improvviso e grave inadempimento della controparte di riferimento Global Tradewaves Ltd», la Gtl. Ma chi è di Fonzo? Sul suo curriculum non c' è nulla di particolare: marketing specialist alla Popolare di Lodi, poi analista all' Eni e infine a Enidata. Nel 2007-2008 il consulente decide di fare il salto e diventare "padroncino" con la GForex. Parallelamente, almeno in termini temporali, nasce a Dubai la Gtl che, grazie a un fantomatico algoritmo, permetterebbe di raccogliere tutte le quotazioni sui cambi da diverse piattaforme e banche, incrociandole. Insomma Riaz promette dei veloci e «proficui» arbitraggi giorno per giorno comprando e rivendendo le stesse monete su mercati diversi. E il 18 febbraio 2008 la GForex firma un accordo con la Gtl affidandogli anche i soldi dei propri clienti. Peraltro i due nel 2010 diventano soci d' affari nella Equis S.à r.l per investire insieme dal Lussemburgo. Qui c' è il primo mistero: di Fonzo scrive nero su bianco che i soldi sono stati affidati anche ad «altre controparti». Ma con la chiusura dell' accesso della Gtl non ha nulla da dare indietro ai propri clienti. Tanto che il 9 giugno, dopo aver tentato inutilmente di mediare con il pachistano e dopo averlo denunciato alla Procura di Milano, di Fonzo e gli altri due azionisti minori della GForex sono costretti a sciogliere la società (il 2010 si chiude con 17,7 milioni di perdita) nominando Francesco Vittorio Cavallucci quale liquidatore. Lo stesso collegio sottolinea i dubbi sulla concentrazione del denaro in un' unica società. Il tribunale ha affidato il dossier al curatore fallimentare Giorgio Zanetti. Nel frattempo fonti locali riferiscono di un Riaz che non solo non si presenta al giudice di Dubai ma circola libero lavorando alle nuove società sul cui scopo reale restano pochi dubbi. È possibile che la vicenda dei 400 italiani sia solo una fetta della torta gestita dalla Gtl: Riaz aveva altri clienti in altri Paesi e, sempre sul suo profilo su LinkedIn, compare anche una Gtl Tradeup australiana, peraltro attiva solo dal febbraio 2011, giusto un mese prima della chiusura dei rubinetti della Gtl di Dubai per «transitorie difficoltà finanziarie» come raccontato a di Fonzo dallo stesso pachistano. Insomma, sommando diverse truffe il conto potrebbe essere ben più altro dei 26 milioni solo italiani. Difficile capire quale possa essere la verità a questo punto, anche perché le indagini sono ancora all' inizio e il liquidatore sta raccogliendo le insinuazioni al passivo (c' è tempo fino a giovedì prossimo). Ma il trend fa pensare male: i rendimenti erano partiti subito con un +14%. Anche il 2009 e il 2010 erano stati proficui per i clienti. Poi, nel marzo scorso, i soldi erano svaniti. Ce n' è abbastanza per ipotizzare uno schema Ponzi. Il sito web di Gtl nel frattempo si scherma dietro un «lavori in corso». I 400 italiani con un investimento medio di 65 mila euro hanno scelto la strada della discrezione, confrontandosi su forum privati sul web, una scelta che di certo avvantaggia Riaz. La speranza è sempre l' ultima a morire. Ma con la crisi, purtroppo, i Madoff che vendono l' illusione di guadagni facili a due cifre sono solo destinati a moltiplicarsi. Massimo Sideri msideri@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA **** Chi è Mahmood Riaz (foto) è un pachistano che opera e lavora a Dubai: la sua Gtl Trading, una piattaforma per speculare sulle differenze tra i tassi di cambio, ha bloccato a marzo 26 milioni della GForex, società del suo ex socio italiano, Claudio di Fonzo, che lavorava a nome di 400 risparmiatori italiani
Sideri Massimo

Nessun commento:

Posta un commento

Gforex,Gtl Trading,Mahmood Riaz,Alessandro Spinardi,Claudio Di Fonzo,una truffa da 26 milioni di euro